Giulietti, bambino additato una ferita nei nostri valori
domenica 24 febbraio 2019

*Di Giuseppe Giulietti

Voglio ringraziare pubblicamente Padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento, e Padre Enzo Fortunato, direttore della rivista San Francesco per la limpida e rigorosa risposta che hanno voluto dare al triste e tragico episodio di razzismo che si è consumato in una scuola di Foligno. Quel bambino umiliato davanti alla classe solo perché di colore "nero” è una ferita nei cuori di ancora coltiva i valori dell’accoglienza, dell’inclusione, della fraternità.

Non si é trattato di un “esperimento”, ma della deliberata volontà di offendere ed emarginare un bambino arrivato da un altro continente
Ad aggravare la situazione le parole di dileggio e di oltraggio dedicate alla sua sorellina chiamata “Scimmia negra”
Non si tratta di episodi isolati, ma di una lunga catena di oscenità alimentate da chi diffonde i germi del razzismo e della paura per conquistare facili consensi elettorali.
Quel maestro e i suoi imitatori non andrebbero solo sospesi o licenziati dai loro incarichi, ma inviati a svolgere anni di servizio civile in Africa, nelle missioni dove ogni giorno si combatte per salvare una vita, per contrastare le emergenze umanitarie, per porre rimedio ai guasti provocati dai trafficanti di armi e di umanità, quasi sempre uomini bianchi che hanno deciso di “Derubarli a casa loro”
Questo clima di odio e di razzismo è alimentato anche da chi, nella politica e nel giornalismo, ha deciso di usare le parole come pietre e di ferire a morte differenze e diversità,
“Non scriviamo degli altri quel che non vorremmo fosse scritto di noi”, recita così l’introduzione della Carta di Assisi(fortemente voluta dai francescani e dalla associazione Articolo 21,) un decalogo che si propone di contrastare il linguaggio dell’odio, di disinquinare le paludi dove prosperano i veleni che alimentano i tanti maestri di Foligno che vorrebbero costruire muri e gabbie.
Spetta a ciascuno di noi contrastarli usando le pietre e le parole non per ferirli, ma per moltiplicare i ponti del dialogo, dell’incontro, dell’accoglienza.
Questa oggi è davvero la nuova frontiera che deve vedere insieme credenti e non credenti, senza distinzione di parte, di partito, di colore della pelle.

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