Premio 'Liberi e forti' alla memoria di Antonio Megalizzi.
mercoledì 30 gennaio 2019

«È consegnato alla memoria di Antonio Megalizzi per la sua dedizione all'ideale europeo, il suo impegno professionale, la sua fede democratica e civile in un mondo più unito e solidale». Con queste motivazioni, lette dal direttore della rivista La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, è stato consegnato alla madre e alla fidanzata di Antonio Megalizzi il premio 'Liberi e forti. Nel segno delle parole di Luigi Sturzo'.La consegna del riconoscimento al giovane cronista ucciso nell'attentato di Strasburgo dello scorso dicembre si è tenuta nella sede dell'Associazione Stampa Estera alla presenza, fra gli altri, di Lucio D'Ubaldo; Giuseppe Fioroni; Angelo Chiorazzo, dell'associazione Giovane Europa; Salvatore Martinez, presidente della Fondazione Casa Museo Sturzo; della giornalista Maria Antonietta Calabrò e del segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso.

«Su proposta del Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige abbiamo deciso di dedicare ad Antonio Megalizzi il Congresso della Fnsi che si terrà a Levico Terme, vicino Trento, dal 12 al 14 febbraio prossimi», ha annunciato Lorusso. «Non è solo un atto simbolico – ha spiegato – ma la volontà di richiamare l'attenzione sulle condizioni di lavoro di tanti giovani colleghi. Antonio si sforzava come giornalista precario di spiegare quell'Europa che in tanti oggi vorrebbero distruggere. Oggi alzare muri è più facile che costruire ponti e come categoria corriamo il rischio di diventare parte di una narrazione sbagliata in cui vince la paura, in cui il male prevale sul bene. In questo modo stiamo compromettendo il futuro delle giovani generazioni e disgregando la società. Ci si sta abituando all'idea che il lavoro debba essere precario, discontinuo, senza diritti. Ma senza lavoro non c'è coesione sociale. Noi crediamo che senza inclusione, sociale e lavorativa, e senza coesione non possa esserci società».

Dopo l'introduzione di Lucio D'Ubaldo, Fioroni ha ricordato i 100 anni dall'appello di don Sturzo ad essere 'liberi e forti' anche in un periodo di forti contraddizioni e contrasti come quello che stiamo vivendo e ribadito come con questo premio si siano volute istituzionalizzare le parole contenute nell'appello. «Antonio era un ragazzo che guardava al futuro con fiducia e ottimismo e che con il suo lavoro voleva aiutare i suoi coetanei a conoscere e costruire l'Europa. Dobbiamo ringraziarlo per questo: sono questi i giovani di cui l'Europa ha bisogno per creare pace e progresso», ha rilevato.

Secondo il direttore della Casa Museo Sturzo di Caltagirone, Martinez, Sturzo e Megalizzi sono accomunati dalla stessa visione: «Questa Europa ha bisogno di una visione. Antonio rappresenta quei giovani italiani europei che hanno alimentato il sogno della libertà. La sua storia è il simbolo della richiesta di cambiamento che fanno i giovani e incarna la forza dell'appello liberi e forti di don Sturzo», ha detto.

Chiorazzo ha ricordato le parole del vescovo di Trento al funerale di Antonio: «Un ragazzo normale che con i suoi ideali contagiava i suoi coetanei». Calabrò ha evidenziato «il momento difficile che sta attraversando la professione, che si vorrebbe destrutturare in favore di una comunicazione disintermediata che mette a rischio il lavoro dei giornalisti, ma soprattutto mette a rischio la capacità critica dei cittadini».

Antonio era «un eroe della porta accanto che ha espresso le sue energie per vivere i suoi grandi sogni senza sconti. Il cammino della sua vita ha portato Antonio ad essere definitivo 'l'europeo'. Noi siamo abitanti d'Europa, ma non cittadini europei. Antonio partecipava come giornalista alla costruzione dell'Europa. Lo premiamo perché abbiamo bisogno di giovani italiani come lui», ha detto padre Spadaro prima di leggere le motivazioni della consegna del premio alla madre e alla fidanzata di Antonio.

Con lui a consegnare il riconoscimento, consistente in una pergamena e nella copia anastatica dell'originale dell'appello 'Liberi e forti' di don Sturzo, conservato all'Istituto Sturzo di via delle Coppelle, il giornalista Paolo Borrometi.

(Fonte: FNSI)

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