Le nuove tecnologie fonte di diseguaglianza generazionale
martedì 27 marzo 2018

Le nuove tecnologie aumenteranno le diseguaglianze sui posti di lavoro. Per questo le future politiche del mercato del lavoro saranno chiamate ad affrontare sin da subito i cambiamenti tecnologici in atto, investendo in welfare, istruzione e ricerca e sviluppo. E’ quanto emerge dal rapporto sull’impatto delle nuove tecnologie sul mercato del lavoro messo a punto dal reparto [a|http://www.europarl.europa.eu/stoa/]Science and Technology Options Assessment[/a] (STOA) del Parlamento Europeo, con la collaborazione di Austrian Institute of Technology.

Il report esamina nello specifico la relazione tra innovazione, nuove tecnologie, occupazione e disuguaglianza, indagando i potenziali effetti che l’utilizzo delle nuove tecnologie possono determinare sull’occupazione. Passando in rassegna la letteratura esistente e gli effetti delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, il report del Parlamento Europeo sostiene che la corsa alla creazione di posti di lavoro attraverso nuove metodologie sia stato possibile, in passato come oggi, grazie all’innovazione.

Occupazione – In futuro le attività di lavoro autonomo e le modalità di lavoro più flessibili aumenteranno con la digitalizzazione. Sara’ dunque necessario garantire maggiori tutele per consentire alle persone di effettuare passaggi sicuri da un lavoro all’altro e per far fronte a cambiamenti strutturali in futuro. Flessibilità e maggiori tutele, che sono già una parte importante della strategia europea per l’occupazione, saranno essenziali per aiutare le future politiche del mercato del lavoro ad affrontare i cambiamenti tecnologici. Le nuove forme di lavoro autonomo come ad esempio quello legato alla gig-economy (modello economico basato su prestazioni lavorative temporanee, per la definizione si rimanda all'articolo su [a|http://www.lastampa.it/2018/02/24/societa/che-cos-la-gig-economy-RQxHfrirzhbJnmXA988KmJ/pagina.html]La Stampa del 24/02/2018[/a]) richiedono nuove regolamentazioni.

L’occupazione digitale puo’ infatti creare un nuovo precariato di individui isolati che passano da un lavoro all’altro, senza legami finanziari o sociali duraturi con i loro luoghi di lavoro o con altri lavoratori. La politica dovrebbe rivedere lo status di questi tipi di dipendenti e, se necessario, ampliare la legislazione sulle loro coperture sociali e di welfare, ma anche le norme sulla salute. Anche i datori di lavoro saranno chiamati a fare la loro parte.

Tuttavia – continua il report – la politica dovrebbe evitare di passare dall’attuale non-regolamentazione all’eccessiva regolamentazione. Storicamente, gli aumenti di produttività generati dalle nuove tecnologie hanno portato a riduzioni dell’orario di lavoro e hanno consentito a più persone di entrare nel mondo del lavoro.

La riduzione dell’orario di lavoro è un approccio molto flessibile che può essere facilmente implementato, anche a piccoli passi. Inoltre, potrebbe rivelarsi una forma più moderata di redistribuzione rispetto all’introduzione di un reddito di base garantito. La riduzione dell’orario di lavoro tuttavia comporta anche un aumento del costo del lavoro, che può avere conseguenze negative per la competitività delle imprese. La riduzione dell’orario di lavoro può essere la misura giusta se l’obiettivo è ridurre le disuguaglianze causate dalle nuove tecnologie.

La ricerca conclude che si può essere ottimisti riguardo al futuro. L’innovazione e’ favorevole al lavoro: distrugge, ma crea anche occupazione. La digitalizzazione in atto non porterà alla disoccupazione di massa. Tuttavia, sottolinea il rapporto, a causa della natura tendenziosa delle competenze richieste dal cambiamento tecnologico, i costi della digitalizzazione saranno distribuiti in modo non uniforme. Saranno sostenuti in particolare dai lavoratori poco qualificati, che si troveranno ad affrontare un rischio più elevato. Anche gli impieghi con mansioni di routine, in particolare nei settori dei servizi, saranno tra i settori più a rischio.

Istruzione – Una politica orientata all’istruzione consentirà a giovani e meno giovani di adattarsi alle nuove condizioni di lavoro. Gli investimenti nell’istruzione dovrebbero riguardare tutti i livelli di istruzione e dovrebbero anche tener conto della dimensione sociale, visto che i bambini provenienti da un contesto svantaggiato hanno meno probabilità di ottenere il sostegno di cui hanno bisogno e rischiano di restare esclusi, specialmente se vengono da famiglie a cui mancano le risorse per fornire loro un sostegno.

Ricerca e sviluppo – La Ricerca e sviluppo è un’area chiave per quanto riguarda la digitalizzazione. e’ strettamente correlata all’educazione, in particolare a livello terziario. Gli investimenti in R&S aiutano le imprese a sviluppare le loro competenze e sono, pertanto, un importante fattore di competitività e crescita dell’occupazione, almeno nel lungo periodo. L’Europa dovrebbe investire in ricerca e sviluppo a tutti i livelli, dalla ricerca di base, che ha un considerevole effetto formativo sul personale scientifico e tecnologico, allo sviluppo applicato. Ciò includerebbe budget più elevati per le università e maggiori finanziamenti pubblici per la ricerca e lo sviluppo nelle imprese.

Imprenditorialità – La R&S ha bisogno degli imprenditori per trasformare le nuove scoperte scientifiche in crescita e nuova occupazione. Un recente rapporto dell’OCSE mostra che una considerevole quantità di nuovi posti di lavoro viene creata da piccole start-up. Tuttavia, non può essere compito dei governi fornire capitali di rischio. Invece, i governi dovrebbero incentivare le persone a investire di più in start-up e piccole imprese, e dovrebbero anche sforzarsi di rafforzare i mercati dei capitali in Europa.

(Fonte: Inpgi notizie)

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