Inpgi2, in arrivo un profilo Casagit per i redditi bassi
giovedì 5 ottobre 2017

In un’intervista a Paola Venanzi, per la newsletter dell’Adepp, la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, spiega la riforma della gestione separata, i numeri attuali, le speranze per il futuro del lavoro giornalistico in italia.

Presidente iniziamo questa nostra intervista con analizzare l’ultima nata in casa Inpgi ossia la riforma che riguarda la Gestione separata appena varata e in attesa del via libera dei Ministeri competenti. Può illustrarla?

La riforma del regolamento della Gestione separata è un intervento articolato e complesso che cerca di dare risposte a due esigenze: la prima è quella di garantire, nei limiti che ci vengono concessi dalla legge, prestazioni pensionistiche più adeguate ai lavoratori autonomi, la seconda è quella di offrire maggiori tutele di welfare alla parte più debole della categoria. L’intervento più rilevante riguarda quindi l’incremento, graduale e progressivo, del contributo integrativo che passerà dal 10 al 12% per tutti nell’arco di un biennio e al 14% per i lavoratori con un reddito superiore ai 24mila euro. Viene aumentato anche il contributo integrativo che passerà dal 2 al 4 per cento. In questo caso una parte dell’incremento sarà destinata ai montanti contributivo mentre la restante parte sarà destinata al welfare. Per quanto riguarda le tutele la decisione più rilevante riguarda la Casagit: l’Inpgi rimborserà l’iscrizione alla cassa sanitaria per tutti quei colleghi che sono iscritti solo alla gestione separata e che hanno un reddito compreso tra i 2100 e i 30mila euro. Si tratta di oltre 6mila giornalisti che potranno così accedere alla copertura sanitaria. Altri interventi riguardano la copertura della maternità a rischio, degli infortuni sul lavoro e della disoccupazione.

Giornalisti, come il resto delle categorie, sempre più lavoratori autonomi e meno dipendenti. Dobbiamo rassegnarci a questo dato di fatto, ad un cambiamento così “rivoluzionario” per la nostra professione o pensa che ci sia la possibilità che il mondo dell’editoria esca dal tunnel e quindi investa in una occupazione più stabile?

Purtroppo stiamo assistendo a una vera e propria migrazione di giornalisti dal lavoro dipendente a quello autonomo: si tratta di colleghi espulsi dalle redazioni a causa delle numerosissime ristrutturazioni aziendali o di giovani che non riescono a entrare nella professione con un contratto di lavoro stabile. Questo fenomeno secondo me durerà ancora per molto tempo ma resto convinta che l’informazione per garantire qualità e correttezza abbia bisogno di lavoratori stabili e retribuiti correttamente.

Inpgi 2 e Inpgi 1 restano alcune differenze di base rispetto all’adeguatezza delle pensioni future o il gap andrà sempre più riducendosi?

Con l’introduzione del metodo di calcolo contributivo in vigore dal primo gennaio 2017 il gap tenderà a ridursi. Ma il vero problema dei lavoratori autonomi resta quello del reddito che è ancora molto distante da quello dei lavoratori dipendenti.

Patto generazionale, quali i limiti di “accettazione” ed investimento riscontra tra i nostri colleghi e quindi tra gli iscritti?

Quando le risorse sono scarse, come in questo momento, è sicuramente più difficile far leva sul patto tra generazioni. Lo abbiamo visto con il contributo di solidarietà a carico delle pensioni più alte introdotto dalla riforma lo scorso anno e fortemente osteggiato, anche con iniziative giudiziarie, da molti pensionati. Ma la categoria ha da sempre gli anticorpi della solidarietà e sono certa che anche questa volta finiranno per prevalere.

Ancora oggi, nelle aziende private come nelle associazioni e nel pubblico, si fa ancora fatica ad investire nella comunicazione, avvalendosi di giornalisti professionisti, riconoscendone la professionalità, secondo lei perché?

Da sempre ci stiamo battendo perché la comunicazione nelle imprese private ma anche nella pubblica amministrazione sia affidata a giornalisti. Il percorso è difficile ma molti passi avanti sono stati fatti anche di recente. L’inpgi, per quanto possibile, sta concentrando la maggior parte del lavoro ispettivo proprio in questo settore perché il lavoro giornalistico venga riconosciuto e regolarizzato.

Cumulo, a che punto siamo? E può spiegare cosa succede oggi a chi ha una parte di contributi versati nella gestione separata e una parte nella principale?

I giornalisti hanno una vecchia consuetudine con il cumulo: dal 1955 la legge Vigorelli consente il cumulo tra Inpgi e Inps. Ora la possibilità è allargata anche alla gestione separata e alle altre casse. In questo momento, come tutti, siamo in attesa delle istruzioni ministeriali e delle nuove convenzioni con l’Inps ma intanto accogliamo le domande dei colleghi.

(Fonte: Assostampa regionali)

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